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Porto il nome di mio nonno, ed è la cosa di cui vado piu’ fiero.

Sono cresciuto con la convinzione di dover dimostrare al mondo di poter “non essere qualcosa” anziché poter “essere”.

Forse per questo al “chi sono” non ho mai saputo rispondere, mi sono sempre concentrato sul “chi non sono” e non sarei mai voluto diventare.

Il 19 Ottobre del 1981, nasco a Catania e di questa terra porto dentro tutte le sue dicotomie.

La amo giusto il tempo di tornarla ad odiare.

Avevo poco piu’ di vent’anni quando un bel giorno decisi di fare le valigie ed iniziare una nuova esperienza a Londra. Non avevo ben in mente quanto restare e cosa fare.

Quel che ricordo è il prezzo che ho dovuto pagare per il peso extra della mia valigia.

Perché, come già detto vengo dal Sud, i miei genitori sono del Sud, i miei nonni lo sono altrettanto. La mia valigia, quindi, era piena di beni di ogni tipo: 3 kg di pasta, il pomodoro passato fatto in casa, pomodori secchi e tutti quei beni che un ragazzo di 20 anni che non aveva ancora conosciuto il mondo avrebbe voluto con se al momento dell’apocalisse.

I nonni salutano il nipote prima della partenza con “divertiti”, mia nonna mi diceva solo “non tornare sciupato (dimagrito)”.

La mia esperienza Londinese segna il corso degli eventi futuri. Durante la permanenza di 3 anni, mi dedico allo studio e conseguo una Laurea in finanza internazionale, era il 2005.

Nel contempo, dopo aver fatto praticamente di tutto, dal tappezziere al salumiere, inizio a lavorare come Analista Finanziario.

Se penso che alla fine di tutto, il mio destino sarebbe stato diventare fotografo, il ricordare certi eventi mi fa sorridere. Lavoravo da casa, da Starbucks praticamente da ovunque. Mi si aprivano gli occhi verso la potenza del lavoro in remoto. Non avevo bisogno di esserci fisicamente, la posizione geografica non faceva alcuna differenza.

Nel 2006, decido quindi di rientrare in Sicilia perché come detto c’è qualcosa di inspiegabile che ci lega a questa terra.

Vivevo in un rallenty, il film di quel periodo non era altro che una piatta e lunga sequenza in slow-motion. Giusto il tempo di godermi la vittoria dell’Italia ai mondiali e torno a fare le valigie, senza portare via con me ne pasta ne pomodori ma semplicemente un computer, parto senza una reale motivazione verso la Spagna.

Dopo averla girata per un po’, mi stabilisco a Siviglia dove passo le notti a lavare e stirare le lenzuola di un ostello in cambio di vitto e alloggio. Qui guadagno il mio primo euro con la fotografia. Scattavo durante il mio giorno libero e vendevo le foto stampate 20 x 30 ai turisti. Stendevo un velo nero per terra e forte dell’amicizia di un gruppo di ambulanti Colombiani godevo delle loro avvertenze all’arrivo della polizia che ci faceva sgombrare. Prima di arrivare in Spagna, feci un singolo colloquio, con un’importante banca Italiana l’Unicredit. Non che ne fossi particolarmente interessato, ma volevo in qualche modo giustificare a me stesso gli anni di studio.

Nel 2007, al sesto mese di Spagna, l’Unicredit mi chiamò. Numeri e analisi, ricerche e presentazioni. Ero un dei migliaia di CO CO qualcosa del paese che venivano utilizzati con dei salari ridicoli per delle attività che si potevano svolgere in poche ore. Passavo quindi 8 ore in ufficio. La prima ora completavo il lavoro di un giorno (ho una mente assolutamente nella media, non sono alcun tipo di genio) e per il resto del tempo studiavo come scappare. Il mio unico sollievo, l’assenza di rapporto con il pubblico che mi permetteva di indossare la mia felpa con cappuccio in un luogo da giacca e cravatta.

Resisto un anno, nel 2008, acquisto un biglietto per Sydney, saluto tutti, mi tappo le orecchie davanti a tutti quelli che in quel periodo mi prendevano per pazzo a rinunciare all’opportunità del posto fisso (lo sarebbe forse diventato) e vado.

Arrivato in Australia inizio a fare il Barista. Divento un barista davvero cazzuto, sembra assurdo ma tutti mi cercavano per portarmi a lavorare al loro bar. Ma io non volevo lavorare al loro bar, io lo volevo comprare, trasformare e delegare. Mi fecero una proposta con la mente di chi …“che diavolo deve saperne un barista di quanto vale un bar”?

Mi presentai con un budget e un piano finanziario degno di chi aveva fatto il mio percorso e dimostrai con numeri e previsioni dettagliate una semplice risposta: “Andate a cagare”.

Avevo abbastanza denaro per fermarmi un attimo e capire cosa volevo fare della mia vita. La fotografia era sempre stata la mia passione primordiale. Era il momento di provarci. Non avevo grandi competenze tecniche ma mi diedero la possibilità di fare qualche servizio da assistente fino a raggiungere un livello sufficiente per poter camminare con le mie gambe.

Ne studiavo tutti gli aspetti, quelli tecnici e quelli legati al business. Tutto questo fino a quando durante il milionesimo barbecue pomeridiano dissi “ok ne ho abbastanza”.

Nel 2010, ovviamente tornai in Sicilia. Apriì il mio studio fotografico. Studiai la tecnica fotografica talmente bene da capire molto presto che era l’ultima cosa che serviva. L’empatia, l’umanità e la capacità di raccontare, erano gli elementi. Facendo il fotografo imparai a vivere, da essere solitario e taciturno, mi dovetti forzare a conoscere la gente per poter raccontare di loro. Rimasi solitario e taciturno ma il mio interesse verso il genere umano aumentò.

Nel frattempo avevo un’unica idea nella mente, conoscere talmente tanto questo mondo da poterne delegare tutti gli aspetti. L’idea di vivere una vita stanziale mi faceva venire i brividi. Creai un gruppo di lavoro, quanto di meglio sono riuscito a fare nella mia vita. Un gruppo di persone straordinarie alle quali per certi aspetto devo la mia libertà. .

Nel 2013 iniziai ad insegnare fotografia presso un Accademia locale, nel 2014 ne diventai responsabile dell’intero dipartimento, ovviamente in remoto.

Oggi vivo tra Catania e Roma, progettando la mia prossima partenza.

Ho ancora tempo per conoscere luoghi, persone e culture che tanto lontane da me possono arricchirmi.

Nel frattempo leggo, studio mi aggiorno costantemente. Sia dal punto di vista fotografico, sia imprenditoriale.

L’imprenditorialità non è il mio strumento per arricchirmi, ma ciò che sfrutto per avere indipendenza stilistica.

Scambio il denaro per il tempo, il tempo per la conoscenza, la conoscenza per la vita. Non sono ricco ma libero.

La mia valuta è il tempo, non il denaro.

Amo

Leggere, il silenzio, avere più sugo che pasta, le persone coraggiose, conoscere.

Non sopporto

Le festività, la pausa della Nazionale, il prezzemolo, chi si piange addosso, il gattino che ti saluta nei ristoranti giapponesi.

Odio

Rispondere al telefono per sentirmi dire “non ti fai sentire mai”! Io odio il telefono.